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DOGMI E MONOTEISMO


L’ αϑpm è filo-scientifico e anti-metafisico, ponendo a propria base euristica la datità dell’osservazione, della rilevazione e dell’esperimento scientifico. Fuori di ciò c’è solo “invenzione mentale”.

I dogmi del monismo e del determinismo


Per Tamagnone le metafisiche (si tenga presente che in greco metà-ta-physikà significa oltre-la-natura = divinità dell’origine-causa) sono la sciagura della filosofia, poiché si gabellano per essa mentre non sono altro che un aprioristico e dogmatico “amore del sapere (del divino)” che fissa fondamenti e principi; pertanto non-evoluzionistico e non-autocorrettivo, bensì autoreferenziale. Con queste caratteristiche fondanti, inoltre, diventano metafisici (oltre-la-natura) l’“inizio” e la “fine” del conoscere scientifico, lo subordinano e lo svalorizzano. Le metafisiche sono sempre anti-scientifiche.

Egli, va in direzione opposta, e propone la filosofia come “amore del conoscere”, legandolo strettamente all’evolvere del conoscere scientifico. Ha scritto nel 2007:

Filo-sofia tradotto letteralmente, com’è noto, significa “amore per la sapienza”, ma pensiamo di poterlo legittimamente aggiornare con “amore per la conoscenza”, espressione che ci sembra più consona ad un senso moderno del termine, col che esso risulta più estensivo e più significativo. A qualcuno che obbiettasse che il termine di filosofia non deve venire confuso con epistème, che in senso più proprio significa “conoscenza” nel senso corrente di “scienza”, va precisato che in antico epistàme e sophìa sono stati usati indifferentemente come sinonimi e che la distinzione che è stata fatta in epoca moderna deriva dall’utilizzazione del termine latino scientia come traduzione del primo.

La filosofia e la teologia filosofale, Firenze 2007, p.31.

Poco oltre egli precisa:

Fare scienza e fare filosofia furono dunque un’unica attività per Talete, per Anassimandro e Anassimene, così come per Leucippo, Anassagora e Democrito, poiché l’esercizio della ricerca naturalistica si completava con l’inferirne teorizzazione filosofica. è stato con gli Eleati e poi con Platone che tale unità è andata distrutta, attraverso l’esercizio di un’attività pseudo-conoscitiva di carattere eminentemente “creativo”, con l’assunzione di principi fissi concettualizzati sui quali è nata quella produzione autoreferenziale di concetti e ipostasi per mezzo del linguaggio logico-dialettico.

Ibidem.

Secondo Tamagnone tutte le metafisiche hanno in comune due denominatori che le fondano: il monismo ontologico e il determinismo causale. L’αϑpm al contrario si fonda sui loro opposti: il pluralismo ontologico e l’indeterminismo causale. Il monismo, com’è noto, sta nel pretendere che l’essere (l’universo) sia un’Unità-Totalità, una realtà unica, da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna. Il determinismo lo accompagna dogmatizzando che “tutto ciò che è, così dev’essere” e che “tutto ciò che accade, è necessario che accada così e non altrimenti”.

Ciò si rispecchia in detti popolari del tipo “era destino” e “non muove foglia senza che Dio non voglia” e simili. Le metafisiche, pur essendo univoche nei fini (la divinizzazione dell’origine-causa-fondamento), apparentemente tendono poi a differenziarsi nella descrizione delle dinamiche gerarchiche di una scala dell’essere tendenzialmente piramidale, con al vertice un’Origine-Sostanza eterna che si fa Causa-Creazione di esistenze accidentali. L’αϑpm teorizza all’opposto che tutto è plurale e accidentale, che nulla può essere sostanziale, perché l’evoluzione produce mutazioni continue e inarrestabili.

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