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IL PANTEISMO E' PRIVO DI FONDAMENTO


L’ αϑpm è contro il Dio-Necessità o Uno-Tutto, sia esso spirituale o materiale

Il panteismo è privo di fondamento

Tutto ciò che esiste evolve e «diviene» e si tratta della sua unica realtà. Per i metafisici invece ciò che muta è mera apparenza e non sostanza (o essenza). Tutta la teologia indiana è basata su questo principio dogmatico, che corrisponde in Occidente all’empirismo di Berkeley e al panteismo di Spinoza. L’eternità appartiene allo Spirito, ma per gli Stoici c’era un Logos (Intelligenza-Ragione) che impregnava la Materia. In entrambi i casi, spiritualistico (spinozismo) o materialistico (stoicismo) l’universo ha una Sostanza Intelligente che lo fonda e lo regge, differenziandone le modificazioni percepibili), che è un Dio-Necessità in quanto in panteismo è sempre deterministico.

La sostanza panteista di Spinoza (l’Uno-Tutto, l’Essere, l’Intelligenza, ecc.) gli indiani la chiamano Brahman (il Principio Cosmico creativo), mentre l’anima del mondo platonica (lo Spirito Cosmico incorporeo) è l’Ātman. Ma nella teologia Vedānta (= conclusione dei Veda) il Brahman e l’Ātman si coniugano nella divina Unità-Totalità, la Sostanza ultima dell’Essere in ogni sua forma ed espressione.

Tutti questi concetti e principi (in tutti i tempi e in tutti i luoghi e con nomi differenti) i metafisici se li sono inventati da sempre per sottrarre all’umanità ogni individualità personale e negare ogni libertà ontologica. Con essi le persone diventano “dipendenti”, mere e inessenziali “parti precarie” uscite da un’Unità-Totalità spirituale o materiale a cui debbono aspirare e poi ritornare.

Tale Unità-Totalità confezionata opportunamente ed elaborata ad hoc nei vari tempi e luoghi, i teologi continuano a propinarcela, ma sempre con nomi differenti (a volte coniugati o sovrapposti), del tipo: Dio, Essere, Logos, Assoluto, Idea, Spirito, Trascendenza, Causa, Origine, Bene, Ragione, Intelligenza, Verità, Ineffabile, Incondizionato, Ascoso, Numinoso, Vita, Uno, Tutto, Necessità, Perfezione, Pensiero, Incondizionato, Infinito, Anima del mondo, Soffio vitale, ecc.

Questa terminologia così ricca, il cui senso fondamentale è la “dipendenza” da un Divino (che ci fonderebbe/creerebbe e che ci riceverebbe-trascenderebbe) continuerà ad imperversare e probabilmente ad arricchirsi, sino al momento in cui l’Homo Sapiens non romperà del tutto con tali credenze per acquistare la propria libertà metafisica. La quale è il diventare consapevoli che noi non “dipendiamo” da niente e da nessuno; se non per il nostro corpo che è uguale per tutti e quindi soggetto a delle leggi biologiche. Non così per l’idema, che è un frutto evolutivo del cervello e costituisce il nucleo dell’individualità; unica e irripetibile.

Tamagnone (La mente plurintegrata, Firenze 2012) raccomanda di non confondere mai la mente col cervello, che è la macchina che la supporta. Metaforicamente, esso è come l’hardware che permette ai software mentali di lavorare nelle loro molteplici funzioni. E tuttavia la mente nel suo insieme è debole e vulnerabile, poiché è la psiche a renderla tale.

La psiche è la principale, potente e invasiva, organizzazione funzionale mentale, che ci condiziona moltissimo; mentre le altre tre, più deboli, nella filosofia tamagnoniana sono l’intelletto (funzione intuitiva), la ragione (funzione logica) e l’idema (funzione identitaria e sensibile). La psiche è secondo il filosofo la nostra “coda di paglia”, poiché si nutre di fantasia, di fascinazione, di affabulazione e di illusione, è priva di identità e quindi vulnerabile alle ideologie, finendo spesso per “massificarsi” in qualche “insieme”: sia esso una grande folla quanto una piccola setta.

Sull’argomento si vedano le pagine web apribili dai pulsanti Ontologia e Neuroscienze .