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L’AITERIA NELL’ESPERIENZA ESTETICA


L’αϑpm vede nell’aiteria una sorta di “compagna” della materia, ma ad essa irriducibile, poiché le è immanente ma non omogenea, infatti le sta solo al margine. Quindi “irriducibile” a quark, elettroni, neutrini e ai cinque bosoni. Abbiamo visto che Tamagnone vede cinque effetti idemali (caratteri) sull’uomo, i due più complessi dei quali sono l’estetica e l’etica. Incominciamo a vedere il primo.

L’aiteria nell’esperienza estetica

Il filosofo così introduce l’argomento:

Nella preistoria le attività umane afferenti l’estetica in senso moderno (oggi trattati dalla storia dell’arte) erano in realtà azioni magiche, evocative, propiziatorie. E tuttavia sono state vissute da chi le ha fatte intuendo aiteria. Si deve quindi ammettere che (sia pure oscuramente) l’uomo ha intuito abbastanza presto che dietro immagini, suoni e parole (arti visive, musica, poesia) stava qualcosa di misterioso e affascinante. Più tardi le religioni ne fecero riti e le arti furono assunte per facilitare l’indottrinamento o come arricchimento liturgico.

Necessità e libertà 2004, pp.183-184

Tamagnone rileva come per millenni il senso estetico sia stato visto come bravura ispirata, empito mistico, trasporto verso il divino e quindi strumentalizzato dalle religioni ai propri fini. Prosegue:

Fino a cinque-sei secoli fa molta arte figurativa, architettonica e musicale è nata da committenze religiose. Una liturgia priva di suoni e una dottrina senza immagini sarebbero inefficaci; gli sviluppi delle varie fedi senza le architetture che hanno ospitato le funzioni religiose, gli ornamenti, gli addobbi, le immagini, le coreografie, i canti e la musica non sarebbero pensabili. L’estetica era mero ingrediente delle manifestazioni e celebrazioni rituali, era ed è percepita in modo para-sacrale. In Africa i suoni del tamburo sacro (il cosiddetto tamburo parlante) rendono presente il divino e l’artista “agisce” ispirato dal divino [come “materializzatore” dello Spirito!]

Ivi, p.184.

Dunque, secondo il filosofo, l’artista è stato a lungo snaturato, ma nel suo intimo ciò che provava era veramente aiteriale, anche se messo al servizio della materialità di un rito mistificatorio. Vediamo ora qualche esemplificazione:

Il primo gruppo di abmozioni estetiche è in rapporto con i suoni in generale e con la musica in particolare, si passa dai rumori naturali (tuono, vento, pioggia, acqua in genere, ecc.) a quelli artificiali (attrezzi percussori, seghe, lime, motori, trapani, ventole, ecc.). Ma sono i suoni veri e propri in tutte le molteplici forme organizzate, pure o collegate alla parola, alla danza o ad immagini, a dare vere abmozioni estetiche. è ciò che chiamiamo “musica“, anche se con sfumature diverse. La coniugazione musica-corpo si dà nella danza, che include stimoli motori (ritmici), ma la musica, tutta, sempre si fa anche col corpo.
Al secondo gruppo appartengono le arti figurative in senso lato, compreso l’artigianato. Parliamo di disegno e grafica in genere, poi di pittura, scultura, architettura, senza escludere la fotografia, il design, la scenografia, ecc. Il terzo gruppo comprende letteratura (specificamente la narrativa) e poesia. La peculiarità di questo gruppo sta nel fatto che in esso sia l’artefice e sia il fruitore accedono alla sostanza dell’arte attraverso un medium relativamente astratto (rispetto ai suoni, le forme, i colori) che è il linguaggio parlato. Nell’elaborazione o nella percezione della “materia” di ciò che è scritto sulla pagina, l’uomo e l’altro devono (il primo traducendo il discorso in segni grafici e il secondo traducendo questi in discorso) svolgere un lavoro trasformativo, che rende l’estetica letteraria e poetica più complessa. Chi scrive e chi legge non sono in rapporto diretto ma indiretto, nel medium del linguaggio scritto-parlato. Ma è da notare che anche il compositore di musica opera e sente su due piani diversi, quello del suoni reali nella sintassi dinamica-agogica e quello della simbologia con cui li rappresenta su carta pentagrammata.
Per la poesia può essere diverso, infatti essa è anche musica, per cui il legame col linguaggio, la sua logica e i suoi significati, non è vincolante e la componente sonora può spostare l’abmozione su un piano pseudo-musicale. Questo gruppo di esperienze estetiche tuttavia richiede pochissimi mezzi: un pezzo di carta e pochi segni, in un prato come in una cella di pochi metri, possono diventare fonte di abmozione estetica sia per chi crea che per chi fruisce.
All’ultimo gruppo appartengono le espressioni artistiche miste. Di esso fanno parte tutte le attività legate alla recitazione e alla spettacolarità, quindi il teatro in generale (prosa, balletto, lirica, mimo, ecc), il cinema, la televisione, ecc. In questo caso l’esperienza estetica nasce dal connubio e dalla sinergia tra elementi scenografico-figurativi, coreutico-mimici, recitativi, musicali, ecc.

Ivi, pp.185-187.

Fin qui Tamagnone ci parla perlopiù dell’esperienza estetica “cercata”, intenzionale. Ma ci sono abmozioni non-cercate:

Le situazioni estetiche precedenti implicano intenzionalità, altre no. Vi sono oggetti o situazioni estetiche casuali i cui effetti sull’idema possono essere anche maggiori e tra queste gli spettacoli della natura. Dalla vista di un fiore o di una farfalla fino ai grandiosi spettacoli montani o marini, la natura si offre a noi non tanto con la propria funzionalità [un fiore è un sistema sessuale finalizzato alla riproduzione] ma con la propria aiterialità. Ne nascono esperienze estetiche e insieme dhianasiche, a testimonianza del fatto che la natura (materiale) è permeata (o meglio “avviluppata”) di aiteria che si offre alla nostra idema.

E tuttavia, sottolinea il filosofo, l’estetica è ambigua:

In virtù della sua poliedricità l’arte ai fini espressivi non utilizza solamente ciò che viene comunemente ritenuto bello o piacevole, ma molto spesso il brutto, il deforme, il mostruoso, il raccapricciante, il perverso, il demoniaco, ecc. Analogamente in natura i paesaggi possono essere inquietanti, tenebrosi o sgradevoli. Disastri naturali che seminano distruzione e morte come i tornado, le eruzioni vulcaniche o le alluvioni, possono risultare ricchi di elementi estetici per chi non li patisce.

Ivi, pp.187-189.

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